PERFORMANCE MANAGEMENT: VOLO O CROCIERA? – Il feedback – Parte seconda
“Scusi, ma sa nella nostra azienda non c’è ancora una cultura del feedback, quindi niente 360° o cose simili, andiamo per gradi”. Quante volte, alla faccia della disruption richiesta a noi HR e HR advisor, abbiamo sentito nelle aziende del nostro paese questa frase raggelante dalla bocca di qualche membro del CdD? D’altro canto è una realtà: italiani, grandi storyteller ma scarsi feedbacker. E aggiungiamo, anche poco avvezzi a ricevere il feedback o a richiederlo.
Bene, allora partiamo da qui, dalle fondamenta, dal feedback, perché le culture si cambiano a piccoli passi e gli elefanti non si possono mangiare in un sol boccone.
Innanzitutto dare feedback è fondamentalmente una questione di ASCOLTO: se dobbiamo dare suggerimenti per cambiare, l’altro deve riconoscere in noi una fonte autorevole, ma soprattutto un buon ascoltatore.
E per ascoltare bene dobbiamo seguire qualche regola, come ci suggeriscono Jack Zenger e Joe Folkman:
- Non basta stare in silenzio a sentire l’altro che parla, bisogna creare un dialogo ponendo domande che delicatamente scalzino le consolidate convinzioni dell’altro e gli/le facciano capire che abbiamo bisogno di altre informazioni per capire meglio
- Bisogna creare un ambiente protetto dove ci si possa aprire e parlare senza timore
- Nessuna delle due parti deve mettersi sulla difensiva e non mollare la propria posizione: non stiamo negoziando ma cercando collaborazione reciproca
- Dobbiamo diventare dei trampolini da cui le idee altrui, rimbalzando, si amplifichino, acquistino slancio ed energia, diventino più chiare.
Barbara Demichelis
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